CHI SONO

Questa è la storia di un ragazzo timido ed introverso, che ha lottato per anni con un mostro dentro la sua testa in cerca della giusta direzione da dare alla sua vita.

Questo racconto non ha lo scopo di parlare di me, ma di farti comprendere che la strada verso la libertà è percorribile da tutti noi, te compreso, qualsiasi sia la nostra situazione di partenza.

Il problema è uno solo: quella strada è invisibile sino a quando non la trovi per puro caso o qualcuno te la mostra, poi sta a te scegliere se percorrerla nonostante le insidie e gli ostacoli che presenta. 
Sappi solo che ogni caduta e ogni passo in avanti, possono essere quelli che ti cambiano la vita per sempre.

Per cui ricorda: sei più vicinə alla libertà che desideri di quanto tu possa immaginare

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Capitolo 01

La ricerca di un’ identità

È difficile raccontare il mio passato, perché è come se sino ai 25 anni avessi vissuto la vita di qualcun’altro.
O per lo meno non avevo ancora aperto gli occhi, iniziando a pensare con la mia testa e ascoltando il mio cuore.

Da adolescente ero il tipico ragazzo “sfigato”. Quello facilmente preso di mira dai bulli e dalle battute in generale.

Stavo inseguendo il sogno di diventare calciatore senza rendermi conto che le capacità per raggiungere quel sogno non ce le avevo. Ma ci credevo lo stesso. Come anche i bulli credevano di potersi prendere gioco di me quando gli andava di svagarsi un po’. Ma niente di che, solo qualche scontro a pugni e una bella lapidata sulla schiena…

Purtroppo ero un bersaglio facile, d’altronde ero insicuro, incerto e un po’ me le andavo a cercare per attirare l’attenzione. Di chi non lo so, ma volevo essere al centro dell’attenzione. Forse per questo ho iniziato a fare anche il dj, il fatto è che mi piaceva la musica e volevo dirlo in qualche modo al mondo. Come se non bastasse, fino alla prima media avevo una disfunzione del tratto urinario, e per questo ero diventato “il cane che marcava il territorio”. 

Proprio in quel periodo buio vedo uno spiraglio: il disegno.

Avere una matita in mano mi faceva immaginare e trasferire su carta scenari oceanici, vita sottomarina, auto e creature fantastiche.

Avevo forse trovato il mio talento?!
Anche se credevo che la creatività e l’immaginazione non mi avrebbero aiutato in niente nella vita, ero davvero bravo e tutti lo riconoscevano (finalmente qualcuno mi nota!).
Tutti tranne la figura più importante che avrebbe dovuto farlo: il professore di arte dell’epoca. Essendo che non studiavo e non adottavo nessun metodo particolare che lui tentava di insegnarci, ma solo la mia fantasia, “facevo cagare nel disegno” (parole sue).

Non mi rimaneva nient’altro che inseguire quello stupido sogno di fare il calciatore, ma anche lì mi sentivo ripetere che non ero bravo, nonostante qualche provino. In verità c’era chi diceva che lo ero e che avrei potuto migliorare, ma visto il mio passato l’unica cosa che vedevo era la parte negativa.

L’unica cosa che mi piaceva fare era aiutare gli altri a superare le delusioni d’amore o le litigate adolescenziali.
Ero bravo nel far ragionare le persone e farle ritrovare serenità, felicità e fiducia in loro. Ma di certo non lo ritenevo un dono o un abilità su cui poi avrei costruito il mio futuro. Anche perché ero io il primo a non essere sereno, felice e sicuro di me.

Tant’è che in quel periodo i pensieri erano tanti, e ad essere sincero, erano anche brutti. Non ne ho mai parlato con nessuno, e questo forse è il mio unico vero rimpianto in vita mia. Perché forse, farmi aiutare era la cosa più giusta da fare anziché fissare la finestra e cercare di calcolarne l’altezza da terra. 

Ma non l’ho fatto perché sarebbe stato da vigliacchi, e per cosa poi?!
Ecco, in quel momento ho capito che forse la vita dovevo andare a prendermela io, in qualche modo, e finalmente viverla secondo le mie regole.

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Capitolo 02

Una via di fuga

Per fortuna conosco Giulia in quel periodo e in lei vedo subito la mia ancora di salvezza: è una ragazza forte, decisa, sicura e con le idee chiare. Il contrario di me in pratica. Secondo il detto, “gli opposti si attraggono” e così infatti è stato. Tutt’ora è la mia compagna di vita.

Scelgo la stessa scuola superiore di mio padre (dato che ero facilmente influenzabile) dove però non ho quasi mai studiato. Non mi interessava.
Quelle poche volte che stavo attento in classe mi bastava per superare i test. Peccato che erano davvero poche quelle volte.

Un talento che avevo però era quello di saper parlare, di saperla raccontare e di essere assertivo. Ma di certo non sapevo che farmene.

Visto che non sapevo che fare della mia vita allora decido di andare all’università. In quel periodo inizio ad aprire gli occhi e mi appassiono a tante cose che avevo sempre ignorato: astronomia, natura, scienza, comunicazione, marketing, grafica, branding, design, imprenditoria…

Insomma, avevo capito che mi piaceva sapere, conoscere e scoprire. Non importava cosa, mi bastava conoscere. 

L’importante era che fossi libero di farlo come e quando volevo, non al comando di un professore.

Fu proprio all’università che, grazie all’Erasmus, scoprii per la prima volta questa stupenda parola: la libertà.

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Capitolo 03

Sveglia!

A Las Palmas furono i 5 mesi più belli della mia vita. Serenità, libertà, condivisione, responsabilità, spensieratezza.
Era la vita che volevo.

Proprio in quel periodo scopro la mia vocazione e il mio desiderio di vita: aiutare gli altri a migliorare la propria vita, sentendomi libero e in pieno controllo del mio tempo e del mio futuro.

Peccato però che tornato in Italia non avevo idea di come poterla realizzare. E tantomeno pensavo di essere in grado di farlo.

Terminata l’Università avevo di fronte a me un bivio:  aprire P.IVA e tentare di realizzare il mio sogno oppure accettare un contratto da dipendente?

Scelsi la meno rischiosa e iniziai a lavorare per Apple come venditore.
Dentro di me però in quel periodo si mosse qualcosa. Qualcosa che mi fece capire che stavo sprecando la mia vita, il mio tempo, i miei talenti. Stavo dimenticando il mio sogno di sicurezza, libertà, spensieratezza e realizzazione

Quel giorno in cui sentii che era arrivato il momento di cambiare me lo ricordo bene: un cliente maleducato e presuntuoso, pretendeva un servizio che senza autorizzazione dalla proprietà, non era possibile erogare. Si scagliò contro di me rabbioso e mi urlò che “non ero nessuno e che non avrei fatto niente di buono nella mia vita”. Lì per lì, in modo pacato e gentile, lo invitai ad uscire.

Poi però quelle parole mi risuonarono in testa così tante volte che iniziai a credergli.

Non ero nessuno perché avevo lasciato che la vita prendesse il controllo su di me e sul mio tempo.

E non avrei fatto niente di buono nella mia vita se non avessi iniziato ad ascoltare me stesso.

C***o si, aveva ragione! Era il momento di svegliarmi!

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Capitolo 04

La dolorosa scoperta
della libertÀ

Non avevo ancora idea di come fare e cosa fare, ma sapevo che l’unico modo per essere liberi era aprire P.IVA.

Scelta azzardata? Si.
La rifarei? Si.

Inizio a collaborare con l’agenzia di marketing di un amico come content creator e social media manager. Nel frattempo trovo i primi clienti come brand designer. E allo stesso tempo apro una pagina Instagram per parlare di imprenditorialità, mindset e branding.

Quest’ultima porta le prime richieste e così imposto delle consulenze e un mini-percorso da testare, e capisco che era ciò che più mi piaceva fare.

Mi licenzio e vado all-in su di esso.
Tra mille incertezze, insicurezze, ansie e paure però, non riuscivo ad avere il controllo, né sull’attrazione dei clienti, né sulla gestione del tempo, né sul chiedere un prezzo congruo al mio valore. Ero in balia degli eventi.

Dubitavo di me continuamente. Pensavo di non essere in grado di proseguire, di aver fatto una grande cazzata. Avevo paura che non potesse funzionare ma soprattutto non capivo né dove stavo andando né cosa stavo facendo. Ero in totale confusione.

Mi sembrava ci fossero mille cose da fare e che le ore del giorno non bastassero mai. Ero arrivato a lavorare 15 ore al giorno, dalle 6 di mattina alle 21. E a volte oltre. Ero infelice, confuso, depresso, con la sindrome dell’impostore. Rimuginavo su qualsiasi cosa, procrastinavo ogni attività importante, non sapevo quale fosse la giusta direzione da intraprendere e non sapevo cosa vendere, come vendere e tanto meno come comunicarlo e a chi. Ero infelice, confuso, depresso, con la sindrome dell’impostore.

La mia creazione di contenuti era incostante, inefficiente e durava ore per un singolo contenuto. Non avevo un metodo, non avevo idee e pensavo di non aver niente da dire. Ho fatto centinaia di corsi, speso tutto ciò che avevo in formazione, ma ancora la situazione era bloccata. Forse non ero tagliato per fare quel lavoro, forse dovevo tornare a fare il dipendente.

Seguivo ogni consiglio online, ma niente portava risultati. Mi sentivo in trappola, tra clienti che non arrivavano, consulenze gratuite e come se non bastasse, vedevo tutti quei professionisti che vendevano i loro servizi e guadagnavano quelle che per me all’epoca erano cifre astronomiche.

Mi sforzavo ogni giorno si, ma per niente. Tutto ciò che facevo non generava risultati. Ero frustrato e la mia autostima non era mai scesa così in basso. 

Forse aveva ragione quel tipo: “non ero nessuno e non avrei fatto niente di buono nella mia vita”.

E proprio mentre quella vocina dentro la mia testa aveva ormai preso il controllo di ogni parte di me, una frase di Will Smith mi risveglia da quell’incubo: “non puoi vincere la guerra contro il mondo, se non sei in grado di vincere la guerra contro la tua mente”

Ho capito che dovevo darmi un’ultima chance e farmi aiutare. Perché il problema non era fuori, tra le tattiche e le strategie che testavo. Il problema era quello che pensavo di me.

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Capitolo 05

Il tuo passato non è il tuo  futuro

Ho capito che stavo ascoltando il mio passato in modo sbagliato e mi stavo giudicando e dando la colpa per ogni cosa che mi era accaduta. Così inizio a unire i puntini a vedo cose che prima non avevo notato di me:

  • Ero preso di mira dai bulli perché ero umile, riservato e sensibile
  • Volevo emergere attirando l’attenzione perché volevo avere un impatto positivo su chi mi stava intorno, ma ero insicuro e quindi lo facevo per sentirmi ascoltato e capito
  • Ero considerato uno “sfigato” perché ero gentile, avevo un cuore buono e dolce con tutti, anche con chi mi faceva del male
  • Mi piaceva disegnare perché ero creativo, amavo immaginare e creare cose nuove
  • Amavo aiutare gli altri a superare momenti difficili e tornare a credere in loro, perché io ero felice quando anche gli altri lo erano

In quest’analisi ho capito il mio dono: l’ascolto e l’empatia.
Due abilità che ho sempre sottovalutato ma che in un mondo che viaggia veloce e dove ognuno pensa solo ai propri interessi, sono due abilità uniche, di cui le persone fragili, insicure e con poca fiducia in sé, necessitano.

Questa consapevolezza mi ha fatto rivalutare il mio ruolo come libero professionista: ho capito che dovevo fondere questa mia unicità con le competenze che sino a quel momento avevo maturato grazie ai mille corsi e percorsi che mi avevano formato.

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Capitolo 06

Lalibertàè sempre stata di fronte a te

Nasce così un nuovo Emanuele.
Una persona decisa a prendere per mano tutti coloro che hanno fame di libertà, ma si sentono bloccati da circostanze esterne ed interne.

Ed è qui che decido di concentrare tutti i miei sforzi sulla creazione di un percorso unico in Italia, che da subito porta grandi risultati. E il motivo è semplice: è un percorso di crescita personale e professionale, che poggia le basi su ciò che è più importante per costruire un proprio Business Personale e comunicarlo attraverso il Personal Branding.

Noi stessi!
Tutto parte da noi: la nostra offerta, il nostro posizionamento, la nostra comunicazione, la nostra capacità di attrarre clienti…
Proprio per questo motivo, grazie a ciò che mi ha insegnato la mia storia e le persone che si sono affidate al mio percorso, ho compreso il concetto più importante per vivere una vita libera, serena e sicura come liberi professionisti: non esiste competizione quando c’è consapevolezza di sé, della propria direzione e dell’impatto che possiamo avere su altre vite. È proprio il fatto di sapersi valorizzare, comunicare e vendere per le persone e professionisti che siamo che ci rende unici e insostituibili.

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Capitolo 07

Ero arrivato ma ho quasi  mollato

Prima di raggiungere e abbattere il mio precedente record di fatturato nel 2024, arrivando persino ad entrare a far parte del team di Chiara Dosio, la vita mi ha riservato un insegnamento molto importante. In verità, due. Nello stesso periodo. E prima di capirlo, ho pensato di mollare tutto.

La seconda metà del 2023 mi è crollata addosso:

  • il mio profilo Instagram da cui arrivava la principale fetta dei

miei clienti è stato inspiegabilmente bloccato

  • la salute di mia nonna, il mio faro di felicità, si è aggravata

Questa situazione è ciò che ancora oggi rimpiango e che mi fa stare male. A livello professionale mi sentivo sconfitto, fallito, azzerato. A livello personale ero a terra, senza energie e triste.

I brutti pensieri sono tornati a farmi visita, ma questa volta ho deciso che avrei vinto io. Così, mi misi al lavoro per tentare di rianimare il profilo e riprendere l’attività, ma senza successo.

Nel frattempo mia nonna si aggravava, io però ero concentrato sul lavoro: “ancora un po’ e ci sono, poi appena finisco vado a trovarla”.

Il tempo correva: i giorni passavano, poi le settimane e infine i mesi. In quel periodo la vidi si, ma in videochiamata. Prima che si trasferì definitivamente in un letto d’ospedale.

Ecco che la prima volta che la vidi durante quel periodo, ero nella sua stanza d'ospedale insieme a mia sorella e ci disse queste parole: “vi immagino dall’alto sull’Oceano”. 
Furono le ultime sue parole che sentii.

Ed è lì la grande lezione di vita che mi fece sia bene che male:

  • male perché avevo tolto il tempo da dedicare e lei per uno

stupido profilo Instagram che non funzionava

  • bene perché mi fece capire che non potevo mollare, dato che

proprio lei era contentissima quando mi vedeva felice e libero grazie alla libera professione, pur non capendo cosa facevo

Fu così che ripartii completamente da zero, aprendo un nuovo profilo. Con il macigno di aver fallito come persona nel stare vicino a mia nonna, ma consapevole che quella ripartenza era proprio per lei. Per scusarmi e per mostrarle che come lei aiutava e voleva bene a tutti, anche io lo sto facendo grazie alla mia professione.

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Capitolo 08

È tutto nelle tue mani (e nella tua testa)

Non è facile. E non lo sarà mai.

La libertà sa essere crudele, ma sa farti gioire. Se non avessi superato tutte le tempeste a cui mi ha sottoposto come persona e professionista, oggi non sarei il faro e la bussola che voglio essere per gli altri.

Non sarei qui a scrivere queste parole dicendoti che hai il potere di cambiare la tua situazione da un momento all’altro.Non senza fatica chiaramente. Ma se ti fai guidare, quello che adesso ti sembra essere il tuo orizzonte, presto sarà il mare in cui navigherai serenə.

Solo se lo vuoi per davvero. Tu e la tua mente. Perché è lì che risiede chi sei: non prenderla troppo sul serio, altrimenti ti comanderà, ma ascoltala quando ti parla di libertà, di felicità, di un’altra vita.

Perché ha ragione, puoi raggiungerla.

Ma non aspettare. Il domani che vuoi costruire, è oggi!

Qualche curiosità in più su di me, per conoscerci meglio

  • Credo in un mondo dove i Professionisti sono liberi, realizzati e felici sfruttando appieno le proprie potenzialità, trasformandole in un’attività sostenibile e profittevole.
  • I valori che mi guidano sono empatia, libertà e ambizione.
    Da questi derivano la mia voglia di ascoltare, di essere gentile, di condividere e di ispirare.
  • Amo viaggiare e vivere la natura, avventurandomi in posti incontaminati e godendo della bellezza del Mondo.
  • L’Oceano è la mia seconda casa e gli animali penso siano il bene più prezioso della Terra
  • Il surf e lo snowboard sono gli sport che mi danno libertà, il crossfit invece determinazione e costanza.
  • Il sogno mio e di Giulia è di vivere in una casa fronte mare.
  • Prima di lasciare questo mondo voglio fare la traversata in barca a vela dell’Oceano Atlantico.
  • Il mio obiettivo come professionista è scrivere un libro, insegnare in Università ed essere speaker ad un TedTalk.
  • Tra le mie passioni c’è il vino: sono Assaggiatore ONAV e ho un progetto di startup molto ambizioso.
  • Parlo inglese e spagnolo, ma vorrei imparare anche il portoghese.
  • Faccio parte dei coach del Team di Chiara Dosio, una

squadra di amici oltre che di grandi professionisti.

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